Per secoli, il termine “genitore” è stato tradotto, pressocché esclusivamente, con la parola madre. Era lei che generava la vita, lei che le dava forma attraverso il nutrimento, fisiologico ed emotivo; era lei la principale responsabile dell’agire di cura necessario a garantire il sostentamento e il benessere dell’infanzia. Eppure, con il passare degli anni, qualcosa è cambiato: l’uomo-padre ha cominciato a rendere manifesti desideri di cura propri che hanno contribuito a ridefinire l’immaginario sulla paternità. Una ridefinizione che, tuttavia, non ha ancora trovato un proprio spazio di riconoscimento peculiare nei sistemi socio-culturali. È in questo quadro che si colloca il volume “Scritture di genere: narrarsi per ripensarsi come padri” – esito del progetto PRA dal titolo omonimo – che, riconosciuta la complessità dell’essere e del divenire padri, assume la paternità come spazio relazionale, situato tra permanenze simboliche e trasformazioni storiche, tra eredità culturali e nuove configurazioni esistentive, e cerca di esplorarne le attuali rappresentazioni avvalendosi della voce dei papà e delle professioniste dei servizi educativi 0-6 coinvolti nella ricerca.














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