A partire da una rilettura delle origini del New Brutalism nel dibattito architettonico inglese del secondo dopoguerra, il volume interroga la persistenza e le trasformazioni del brutalismo nel presente. Oltre la riconoscibilità di un linguaggio formale e l’identificazione con il calcestruzzo a vista, i contributi raccolti ne esplorano le molteplici declinazioni, tra etica costruttiva, sperimentazione materica, pratiche di riuso, paesaggi infrastrutturali e dimensione corporea dell’architettura. Ne emerge una costellazione di brutalismi differenti per genealogie, contesti e scale, accomunati non tanto da un repertorio stilistico quanto da un’attitudine critica nei confronti della realtà. Il brutalismo si configura così come una categoria aperta, capace di interrogare le relazioni tra costruzione e immagine, materia e rappresentazione, architettura e politica, offrendo nuovi strumenti per interpretare le condizioni contemporanee del progetto.









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